top of page

Sostenibilità: dalle parole ai fatti




Quando parliamo di Parco del Monte Pollino, di Lucania, del sistema idrogeologico di Puglia e Basilicata, serve tenere a mente tre parole: fragilità, sostenibilità, bellezza.

Andiamo subito al dunque. Fra queste tre parole chiave, la più difficile è sostenibilità: cosa vuol dire questa parola? Cosa significa valutare, scegliere e progettare, realizzare, operare e gestire tenendo a mente la sostenibilità? Questa domanda merita che ciascuno di noi risponda, individualmente.

Io vorrei proporre alcuni spunti di riflessione concettuale.

Ci aiuta avere a mente tre assi sinergici. Società, ambiente, economia. Articolerò considerazioni in relazione al primo asse, più che ai rimanenti due, perchè il primo ha una valenza universale, mentre gli altri due vanno pensati specificatamente in relazione a ciascun sistema territoriale.

Asse 1: la dimensione personale e etica

Ognuno di noi segue il suo percorso individuale. Avanzando su questo percorso - invecchiando - proviamo ad avere rispetto della dimensione umana, interpersonale, sociale. Ci rammentiamo con rammarico dei nostri stessi errori. Proviamo a non ripeterli. Ci poniamo delle domande, come consumatori, come produttori, come decisori, come genitori, come insegnanti. Non sono solo le parole, ma le nostre scelte, le nostre azioni, la risposta a tali domande. Le scelte sul percorso si fanno ogni giorno. E non c'è una sola via per arrivare in cima alla montagna.

Nel caso di scelte d'impresa, possiamo provare a optare per innovazioni di processo che - pur abbassando i costi e aumentando la produttività - aumentino o almeno non riducano i livelli occupazionali. Possiamo provare a optare per prodotti e tecnologie a basso impatto ambientale. Possiamo provare ad evitare di premiare fornitori che non hanno riflettuto abbastanza sulle conseguenze delle loro decisioni. La responsabilità sociale dell’impresa - di qualunque impresa - non solo quella di una acciaieria ma anche quella di un semplice bar - è intrinsecamente connessa con il concetto di sviluppo sostenibile: nelle loro

attività, le imprese - che sono organizzazioni di uomini - devono incontrare un sistema di vincoli e incentivi per poter tener conto non solo del profitto ma anche delle ripercussioni economiche, sociali ed ambientali. Si tratta di relazioni complesse e dinamiche, di un tentativo di mantenere l'armonia, non un ordine cristallizzato.

Tenere a mente un santuario naturale come il Parco del Pollino ci aiuta in questo percorso di riflessione, perché ci fornisce un esempio ben visibile, un'area ben delimitata, un valore da tutelare e accrescere, una serie di problematiche reali, concrete e urgenti, un laboratorio in cui non è consentito sbagliare.

Nel convivere, gli uomini provano a formulare le norme, e a rispettarle. Ma ciò è spesso non sufficiente a evitare i conflitti e i dissidi, perché serve un'etica. Analogamente, le imprese possono adottare un comportamento

socialmente responsabile al di là delle prescrizioni legali, per entrare in simbiosi con il proprio ambiente, e non in conflitto, per co-creare e non per devastare, e possono assumere volontariamente impegni sulla base di considerazioni etiche, sulla base di interessi di lungo periodo. Nel caso dei parchi protetti, questi impegni possono generare valore, invece che distruggerlo. La volontarietà della responsabilità sociale implica la libertà

di scelta, sia individuale, sia delle organizzazioni. Non ci sarà mai una forma di controllo unitario, una gerarchia. L'eterarchia è intrinseca al concetto di sostenibilità, nel quadro di norme condivise.

Asse 2: Come relazionarsi all'ambiente

Si parla molto di cambiamento climatico. Preferisco non entrare nel dibattito, ma prendere un'altra via. Alla base della nostra relazione con l'ambiente c'è l'attenzione. L'attenzione all'acqua, all'aria, al cibo, a chi se ne cura quando noi non lo facciamo, agli esseri viventi, al paesaggio, a una gerarchia di bisogni e di preferenze, alla storia delle scelte dei nostri avi. La relazione con l'ambiente si articola in funzione della nostra attenzione, della nostra consapevolezza, della nostra creatività. Ci sono tanti modi di amministrare e prendersi cura di un giardino. Ci sono i giardini all'italiana, all'inglese, alla francese. Ci sono le tecniche bonsai. Ci sono gli orti. Ci sono i boschi sacri della Roma antica. Ciò che accomuna tutti questi approcci è il tentativo di rispettare ciò che ci è stato dato dai nostri antenati, e di consegnarlo alla prossima generazione, al prossimo ospite, comunicandone il valore. La qualità delle norme e delle modalità con cui le generiamo, e non solo il rispetto delle stesse, è un indice della nostra civiltà e consapevolezza collettiva. In Italia, noi abbiamo i nostri borghi. Tali insediamenti sono a diverso titolo parte del nostro patrimonio e del nostro ambiente. Serve una riflessione profonda, servono processi adeguati, per incorporare tale patrimonio nelle nostre strategie di sviluppo.

Asse 3: Efficienza nel consumo delle risorse

Poiché siamo in un'era in cui la tecnica e l'economia prevalgono nel discorso, si discute molto di questo tema. Si discute di economia circolare. Si discute di idrocarburi. Si discute di riduzione dell´emmissione di CO2 nella produzione come pure nella logistica. Si discute di tecnologia. La tecnologia di cui abbiamo bisogno è quella che accompagna in maniera adeguata i nostri intenti. Ci saranno aspri dibattiti. Ma il nostro intelletto deve essere indirizzato alla coesione e alla armonia, non al conflitto.


Questo era quanto volevo segnalare per aprire la discussione.

Invito i vostri commenti, e spero che si traducano in comportamenti, iniziative, e progetti.

13 views0 comments

Comentários


bottom of page